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Nel Cuore Selvaggio del Lagorai: Anello del Passo Manghen e della Val di Cembra
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Nel Cuore Selvaggio del Lagorai: Anello del Passo Manghen e della Val di Cembra

·875 parole·5 minuti
Autore
World Wild Wheels
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C’è un richiamo speciale che solo i passi alpini d’alta quota sanno lanciare. È un richiamo fatto di pendenze severe, pareti rocciose spettacolari e asfalto che sembra aggrapparsi al bordo del mondo. Questo fine settimana ho deciso di lasciarmi alle spalle l’afa opprimente della pianura veneta e ho risposto a quel richiamo puntando la ruota anteriore verso nord da Pove del Grappa. L’obiettivo? Un anello di 198 km, tanto impegnativo quanto splendido, che gira intorno alla sentinella selvaggia della catena del Lagorai: il Passo Manghen (2.047 m).

Se state cercando un giro che metta alla prova la vostra abilità nello stretto regalandovi al contempo alcuni dei paesaggi più incontaminati del Trentino, preparate la giacca e partiamo.

Salendo il Gigante: Il Versante Sud del Manghen
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Partendo da Pove del Grappa, abbiamo scaldato le gomme risalendo la Valsugana lungo il fiume Brenta. Ma il vero divertimento inizia una volta arrivati a Telve, dove si imbocca la SP31. Questo è il leggendario versante sud del Passo Manghen (2.047 m): una salita di 23 km che supera un dislivello di oltre 1.500 metri, con pendenze che toccano regolarmente il 10% e il 15%.

I primi chilometri salgono dolcemente tra piccoli borghi e castagneti, ma la strada fa presto a farsi seria. Man mano che si sale, la carreggiata si restringe fino a diventare una stretta striscia d’asfalto a corsia unica. Ci si ritrova immersi in fitti e ombrosi boschi di abeti, affrontando tornanti stretti e ciechi. Il fondo stradale è generalmente buono, ma la larghezza ridotta impone massima concentrazione. A fine giugno, la temperatura è scesa di ben dieci gradi non appena abbiamo superato il limite degli alberi per entrare nei pascoli aperti. Gli ultimi cinque chilometri sono un capolavoro di ingegneria stradale: una serie serrata di tornanti appesi ai ripidi pendii erbosi, con viste da togliere il fiato sulle cime impervie del Lagorai.

In Vetta e Giù verso la Fiemme
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Raggiungere la cima del Passo Manghen (2.047 m) dà la sensazione di arrivare in un santuario. A differenza di altri passi dolomitici decisamente più commerciali, il Manghen conserva un fascino grezzo e selvaggio. C’è un piccolo laghetto alpino proprio sotto il valico, una croce di legno a presidiare il passo e un rifugio caratteristico. Abbiamo spento i motori e fatto due passi fino a un punto panoramico per goderci lo spettacolo a 360 gradi delle creste rocciose.

Dalla vetta, abbiamo iniziato la discesa lungo il versante nord in direzione della Val di Fiemme. Qui la strada è leggermente più larga ma non meno spettacolare, e attraversa valli che portano ancora i segni della storica tempesta Vaia, aprendosi ora su ampi panorami di boschi in rinascita.

Una Sosta Rustica a Stramentizzo
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Quando siamo arrivati in fondo alla discesa nei pressi di Molina di Fiemme, lo stomaco cominciava a farsi sentire. Abbiamo evitato i centri più affollati della valle e ci siamo fermati in un’area picnic molto tranquilla lungo la SP31 a Stramentizzo, a due passi dal lago artificiale. Abbiamo tirato fuori il fornelletto da campo e ci siamo cucinati una pasta pesto e tonno, riposandoci poi su un plaid steso sull’erba. Il momento ideale per sgranchirsi le gambe, dare un’occhiata alle gomme e godersi il vento fresco.

I Tesori della Val di Cembra: Il Lago di Lases e le Piramidi di Terra
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Con il sole del pomeriggio che iniziava a scendere, abbiamo svoltato verso sud entrando in Val di Cembra. Celebre per le sue cave di porfido e per i ripidissimi terrazzamenti vitati sostenuti da muretti a secco, questa valle è un vero paradiso per i motociclisti, grazie a curve fluide e raccordate che invitano alla piega.

La nostra prima sosta è stata lungo le sponde color smeraldo del Lago di Lases, a Lona-Lases. È un lago alpino tranquillo che riflette i boschi fitti circostanti: un posto perfetto per scattare qualche bella foto.

Pochi chilometri più a valle, ci siamo fermati ad ammirare le celebri Piramidi di Segonzano (601 m). Queste piramidi di terra sono un capolavoro geologico: alte colonne di argilla sovrastate da grandi massi di porfido che fungono da “cappello”, modellate da millenni di erosione. Vedere queste guglie slanciate emergere dal verde del bosco è un’esperienza surreale che non si può assolutamente perdere.

La Via del Ritorno
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Da Segonzano, la strada scorre piacevolmente risalendo verso l’altopiano di Piné e Pergine Valsugana. Da lì, siamo rientrati sulla statale SS47 della Valsugana per un rientro rilassato verso Bassano del Grappa, concludendo il nostro anello in Viale Armando Diaz, a ridosso del Brenta. Un viaggio di 198 km di pura gioia di guida; una volta arrivati al traguardo, ci siamo semplicemente salutati e ognuno è tornato a casa sua.

Il Consiglio del Rider: Da Affrontare con Giudizio
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Il Passo Manghen non è una strada adatta ai principianti. Il versante sud è particolarmente stretto e presenta diversi tornanti ciechi dove è facile incrociare camper in discesa o greggi al pascolo. Assicuratevi che i freni siano al top per la discesa, fate attenzione al brecciolino che si può trovare in curva e viaggiate sempre in modalità ATGATT: anche se in pianura si soffoca, in cima al passo l’aria è frizzante!

Sempre in sella, a testa alta!

Articolo a cura del vostro nomade di fiducia.